I professionisti di Latisana contro i tagli del Punto nascita e della guardia pediatrica. Ostetrici, ginecologi, ma anche anestesisti e chirurghi si rivolgono all’Azienda sanitaria
LATISANA. Quindici fra ostetrici e ginecologi, quattordici chirurghi, undici medici dell’emergenza e sette anestesisti rianimatori. Quarantasette medici che a più riprese e con diverse lettere, hanno comunicato molto chiaramente ai vertici dell’Azienda per l’assistenza sanitaria Bassa Friulana-Isontina che a loro giudizio, le procedure previste dal piano dell’emergenza, che da due mesi compensa la sospensione del punto nascita e della guardia pediatrica, all’ospedale di Latisana, non garantiscono sicurezza, per l’utenza, ma nemmeno per il personale sanitario.
«Decliniamo ogni responsabilità in merito a eventuali eventi avversi», scrivono ostetrici e ginecologi, in una lunga lettera che contesta passo per passo le disposizioni impartite dal decreto aziendale, «non riteniamo i percorsi sicuri», aggiungono.
C’è chi va oltre (gli anestesisti), e dice di essere in «disaccordo» con la riorganizzazione introdotta dal decreto, «in quanto ci espone a compiere prestazioni fuori competenza e fuori dai più elementari livelli di sicurezza, per i pazienti e per i professionisti coinvolti. Per questo motivo – scrivono in due distinte lettere inviate alla direzione – vorremmo essere partecipi delle scelte strategiche, in modo da poter esprimere i nostri dubbi e incertezze. Non riteniamo accettabile il tentativo di vicariare l’anestesista rianimatore alla funzione di pediatra neonatologo e il medico del pronto soccorso ad anestesista», come stabilito da un protocollo interno.
Contrari con le disposizioni del piano, anche i medici del pronto soccorso e dell’area dell’emergenza, preoccupati, «nell’essere costretti a sostituirci a una figura con qualifiche specialistiche riconosciute e non delegabili», il pediatra.
Altra lettera, quella dei medici chirurghi e altri professionisti contrari, in questo caso al trasferimento dei pazienti pediatrici, con urgenze chirurgiche, all’ospedale di Palmanova.
«Se chiamati in consulenza dal pronto soccorso – avvisano - il nostro comportamento sarà quello di non avallare in nessun caso il trasferimento e di proporre, come abbiamo sempre fatto, l’intervento in loco, al fine di non incorrere in inevitabili ricadute sulla qualità assistenziale, con gravi rischi per i pazienti pediatrici e per non creare i presupposti per contestazioni legali», concludono i professionisti nella missiva indirizzate ai vertici aziendali.
FONTE: MessaggeroVeneto - 15 Maggio 2016