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casa di riposo Umberto I La condanna stabilita dalla Corte dei conti. L’inchiesta avviata dalla Procura ipotizzò i reati di maltrattamento, lesioni, abbandono di incapace, sequestro di persona e stato di incapacità procurata sulla base dei quali furono emesse misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone, mentre per altre nove scattarono gli arresti domiciliari

LATISANA: A oltre un decennio dalla mattina in cui i militari della Guardia di Finanza con un blitz alla casa di riposo di Latisana diedero esecuzione a 11 misure di custodia cautelare, la Corte dei conti ha condannato la direttrice e alcune operatrici sanitarie e socio-assistenziali al risarcimento di 104 mila euro in favore dell’Azienda per i servizi alla persona Umberto I.

La vicenda:

Il pronunciamento della Corte, presieduta da Paolo Simeon (a latere Giancarlo di Lecce e Marco Randolfi) risale al 22 febbraio scorso.

L’indagine partì da un paio di esposti presentati alla Procura della Repubblica di Udine sulla base di fatti accaduti agli anziani ospiti.

L’inchiesta avviata dalla Procura ipotizzò i reati di maltrattamento, lesioni, abbandono di incapace, sequestro di persona e stato di incapacità procurata sulla base dei quali furono emesse misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone, mentre per altre nove scattarono gli arresti domiciliari.

Sei anni più tardi si arrivò a una condanna a tre anni di reclusione per la direttrice e a 2 anni e sei mesi per le operatrici sanitarie.
Con la Cassazione per alcuni reati è intervenuta la prescrizione, per altri c’è stata l’assoluzione.

Ma se la vicenda in sede penale si era conclusa, la Corte dei conti doveva ancora esprimersi. La sezione giurisdizionale del Friuli Venezia Giulia ha ritenuto che fosse intervenuta la prescrizione nei confronti di Pietro Zanelli, 66 anni, di Latisana.

Ha invece condannato la ex direttrice Valentina Maiero, 65 anni di Tricesimo, al pagamento di 50 mila euro, considerando la sua posizione «non solo per il suo peculiare ruolo di tutela dell’incolumità e del benessere degli ospiti della struttura assunto nella qualità di direttrice, ma anche il lungo arco temporale nel quale si sono verificate le condotte violente e ingiuriose, vale a dire dal gennaio 2000 al settembre 2006 e all’entità degli emolumenti percepiti».

A Jolanda Ferro 57 anni di Lignano, difesa come la Maiero dall’avvocato Petra Giacomini, sono stati imputati 14 mila euro di risarcimento in considerazione «della continuità e della gravità degli episodi evidenziati nelle testimonianze acquisite in sede penale, da cui si evince il comportamento violento e offensivo»

Stessa cifra per Tosolina Masotti, 60 anni di Sedegliano, difesa dai legali Luciana Criaco e Francesca Todone. La Corte ha tenuto conto della «particolare gravità degli episodi evidenziati dalle testimonianze e il lungo periodo di servizio alle dipendenze della Umberto I nell’ambito del quale si collocano le condotte in esame e la comprovata reiterazione di comportamenti contrari ai doveri di servizio».

Risarcimento di 10 mila euro per Fulvia Ferro, 51 anni di Lignano, per la quale sono state individuate «condotte gravi ma prive delle connotazione di particolare aggressività»

E ancora, 8 mila euro per Carolina Bianco, 48 anni di Latisana, come la Ferro difesa dall’avvocato Giacomini. Per quanto concerne la sua posizione i giudici hanno tenuto presente «l’effettiva consistenza degli episodi addebitati e il periodo di servizio nel quale si sono collocati».

Quindi Monica Moldovan 47 anni cittadina di origine romena residente a Lignano e difesa dall’avvocato Giovanni Ortis, che dovrà pagare 5 mila euro, nei confronti della quale è stato individuato «il numero piuttosto limitato e l’effettiva portata lesiva degli episodi a lei ascrivibili».

Sarebbero invece state «contraddistinte da una sostanziale episodicità le condotte brusche e ingiuriose» di Hadzhidimitrova Zhivka Dimitrova, cittadina di origine bulgara di 50 anni residente a Latisana difesa dall’avvocato Giacomini, che dovrà pagare all’Azienda 3 mila euro di risarcimento.

Si conclude così, con la condanna a una serie di risarcimenti e al pagamento delle spese legali, una vicenda che ha scosso per lungo tempo la comunità della Bassa.

FONTE: MessaggeroVeneto - 03 Marzo 2017



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